Una persistente emicrania, il metabolismo sballato e il ciclo sonno veglia completamente saltato sono solo alcuni dei sintomi che accompagnano uno dei reduci dalla tappa newyorkese di Elogico, ovvero "Sustainabitaly". Per mia fortuna (o sfortuna) sintomi simili accompagnavano le mie giornate già da molto prima della partenza per la grande mela, quindi eccomi qui, come sempre, in piena notte, a cercare di buttar giù un paio di idee a partire dalle prime impressioni che sono riuscito a metabolizzare a pochi giorni dal rientro.
Non ho intenzione di raccontare aneddoti simpatici e neppure di lasciarmi andare a certe considerazioni socio antropologiche sugli Stati Uniti ai tempi della crisi che vanno tanto di moda oggi. Questo portale è dedicato all'ecosostenibilità e al design, perciò cercherò di attenermi a (e di intrecciare) questi due temi. Concedetemi soltanto di farlo a modo mio, ovvero partendo da un osservazione apparentemente lontanissima dal fulcro della questione, ma solo nella speranza di stimolare con più intensità il cuore del problema.
A New York, non credo e non penso di essere l'unico ad averlo notato, c'è un pullulare dimesso e sotterraneo (anche nel senso letterale del termine) di localini colorati di solito in blu o in fucsia sui quali campeggia luminescente l'insegna
Psychist in tutto o in parte simili a quello di questa foto

scattata nei dintorni del quartiere di Chelsea.
Non che ci sia entrato o che abbia particolarmente approfondito l'argomento, ma non è difficile intuire che si tratta di più o meno improvvisati indovini, i quali professano d'essere in grado di penetrare nei meandri più nascosti delle nostre menti, di saper leggere l'influenza che ha su di noi il corso degli astri e di predirci il futuro (magari grazie alla classica sfera di cristallo), così da aiutarci nelle scelte difficili.
Facendo due conti, mi sono detto che, se sono così tanti e se possono permettersi di operare in locali disseminati qua è la in tutto il centro di Manhattan, significa che a quest'offerta corrisponde una più che adeguata domanda e che, probabilmente, soprattutto in tempi liquidi e confusi come questi, per loro non esiste crisi.
A quel punto sono passato subito a tentare di figurarmi un cliente tipo che si siede davanti alla psichista per porgli le classiche domande... ma qui ho dovuto fermarmi, perché da subito mi ha pervaso la sensazione che le classicissime come «troverò l'amore» oppure «lui/lei mi ama» o anche «lui/lei mi tradisce» e le eterne «otterrò la promozione che aspetto» oppure «otterrò l'impiego dei miei sogni» non risuonassero più dentro le orecchie appuntite dell'indovina. Piuttosto (quasi mi pareva si sentirle) in quei buchi mi figuravo echeggiare domande come «quando avrò i soldi per sposarmi?», «sarò licenziato?», «mio figlio troverà lavoro?» e, più in generale, «il pianeta sta davvero collassando?».
Senz'altro sarebbe anche interessante capire come, abilmente, i simpatici psichisti abbiano rinnovato il repertorio delle loro risposte in modo tale da poter garantire lo stesso effetto di un tempo: vaghe rassicurazioni sul futuro e un freno all'inquietudine.
C'è chi sostiene che la felicità umana potrà realizzarsi compiutamente solo a patto di riuscire a controllare e frenare ogni tipo di desiderio, per limitarci a soddisfare, semplicemente, i nostri bisogni. Tuttavia, per quanto affascinante, trovo questa possibilità non soltanto irrealizzabile ma, in fondo, anche profondamente inumana. Nel senso che il desiderio è parte integrante dell'essere umano, prima e al di là di ogni possibile deriva consumistica e di spinte forzate verso "oggetti del desiderio" il cui possesso sarà immediatamente frustrato dalla comparsa sulla scena di qualcosa di ancora più succulento e desiderabile.
Ma, al di là di questo, la cosa interessante è constatare come i nostri desideri, le nostre ambizioni e le nostre paure, si adeguino rapidamente ai tempi che viviamo. È qualcosa che accade normalmente anche nel passaggio dall'infanzia all'età adulta: da bambini sogniamo di vivere in un castello incantato, mentre da grandi, siamo già più che soddisfatti di poterci permettere un mutuo a tasso fisso per una villetta in periferia.
Quello su cui meno spesso ci soffermiamo a riflettere è cosa possiamo fare oggi, concretamente (cioè senza rivolgerci a uno psichista) per mettere un piccola ipoteca sul futuro che sogniamo per noi o magari per i nostri figli.
In altre parole, dissolvendo lentamente dall'insegna fucsia al neon dello psichista fino alla luce raffinata che si propagava dalle lampade di Vistosi e di Artemide, al terzo piano del Chelsea Art Museum, mi sono chiesto se, per caso, il nostro naturale desiderio di un futuro migliore non possa passare anche attraverso scelte capaci di coniugare, oggi, una ricerca estetica di per sé voluttuaria, per nulla necessaria, tecnicamente e culturalmente sofisticata ma anche, per principio e per scelta, radicalmente ecosostenibile.
E ho ripensato soprattutto (sarà perché una certa sonnolenza finalmente mi pervade) a quel sottilissimo, orientaleggiante letto prodotto da Horm che era presente all'esposizione. Montandolo con le mie mani ho potuto apprezzarne l'incredibile leggerezza e allo stesso tempo la sensazione di sensualità, di forza elastica trasmessa dal legno. Non è certamente un letto qualunque e ci si trova di fronte a un vero e proprio esempio di "oggetto del desiderio". Un letto, in altre parole, dentro il quale sarei felice che una psichista mi vedesse riposare, nel futuro, osservandomi dentro la sua palla di vetro. Ma sarei ancora più felice, se sapessi che la mia scelta di acquistare un oggetto di design che riduce fortemente l'impatto sull'ambiente del suo ciclo produttivo e distributivo, si fosse radicata, nel frattempo, come un scelta condivisa dai più. Sarei felice se nel nostro inquieto e costante interrogarci sulle sorprese che il futuro ci riserva, avessimo acquisito la consapevolezza che tanta parte di quel futuro dipenderà dalle scelte che, come consumatori, siamo chiamati a fare oggi. Ai designer e ai produttori, invece, il compito di pensare e di realizzare, oggetti capaci di alimentare il nostro desiderio e i nostri sogni infantili, senza compromettere l'equilibrio del pianeta che ospita i nostri sogni e che accoglierà i nostri figli.
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